Vai al contenuto principale

Festival

( Torna a Festival in provincia Gorizia )

Altre info

Omaggio a una visione

Luogo

Kinemax

Quando

29.09.2026–04.10.2026

Ingresso

gratuito

Il festival cinematografico transfrontaliero Omaggio a una visione: quel che resta quando guardiamo ancora una volta.

Come può il cinema registrare un mondo che scompare? E come può ricomporlo attraverso lo sguardo, il montaggio, la memoria o l’immaginazione? È una delle domande che attraversano l’edizione di quest’anno di Omaggio a una visione. Dalle immagini d’archivio al cinema contemporaneo, dagli autori e autrici più giovani ai più maturi sguardi d’autore, il festival torna a interrogarsi sulle questioni basiche dell’immagine cinematografica: che cosa riesce a registrare, che cosa non può cogliere e cosa accade quando affidiamo a qualcun altro il nostro sguardo sul mondo. Il programma comprenderà 15 lungometraggi e mediometraggi, nonché quasi 70 cortometraggi.

Ad aprire il festival sarà il documentario La valle del mio respiro della regista slovena Manca Juvan, che sarà presente alla prima del suo film. L’opera racconta una storia che nasce in questo territorio, una vicenda di avvelenamenti e di riconciliazioni (possibili e impossibili) per poi attraversare i propri confini e spingersi oltre, verso la Romania, il Portogallo, l’Italia, la Danimarca, la Finlandia, l’Irlanda – soprattutto verso diversi modi in cui possiamo guardare il cinema.

Alexandra Gulea, Premio Darko Bratina di quest’anno, sarà protagonista di una retrospettiva completa, alla ricerca, con delicatezza ma anche con spirito di resistenza, delle radici personali e collettive. Le sue opere interrogano le idee di patria e patriarcato, Stati nazionali e comunità transitorie, intrecciando esperienza personale, ricerca antropologica, messa in scena e teatro dell’assurdo.

Una domanda simile, ma attraverso linguaggi cinematografici diversi, emerge dalle Nuove visioni. In Padrone e sotto, Roberto-C. esplora politicamente gli strati invisibili di Napoli e le persone che rimangono fuori dalle immagini ufficiali della città. In A Reconnaissance, Stefan Kruse rivolge lo sguardo alle tecnologie della sorveglianza e alle immagini che esse producono: a chi servono? João Nicolau, invece, in A Providência e a Guitarra, apre la realtà a una fantasia cinematografica giocosa, in cui musica, humour e immaginazione si sottraggono all’idea che il cinema debba prima spiegare il mondo per poterlo poi reinventare. In I tempi felici verranno presto, Alessandro Comodin si muove tra bosco, mito e memoria, alla ricerca di un’immagine che sfugge a ogni spiegazione razionale.

Se il cinema può essere un archivio, può anche diventare uno spazio in cui la storia viene nuovamente negoziata. È questo il cuore del programma CinemaEye, che quest’anno riunisce tre figure importanti che hanno intrecciato il cinema con l’etnologia e l’antropologia visiva: la regista e documentarista slovena Milka Badjura, il suo parallelo italiano, Luigi Di Gianni, e il pedagogo, scrittore e cineasta Fernand Deligny, che dedicò la propria vita al lavoro con i giovani socialmente emarginati. I loro diversi modi di osservare l’essere umano, lo spazio e la società aprono una domanda: come guardare al passato senza limitarci a ripeterlo? Qui l’archivio cinematografico non è un deposito di immagini del passato, ma una materia viva, capace di parlare anche del presente, con l’aspirazione di agire sul presente.