Mostra
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Fabrizio Cicconi - Politotdel
Luogo
Quando
24.10.2026–27.11.2026
Ingresso
gratuito
Link
Orario
da lunedì a venerdì dalle 16.00 alle 19.00
Altre info
inaugurazione venerdì 24 ottobre ore 18.30, in presenza dell’artista.
Studiofaganel presenta la mostra Politotdel di Fabrizio Cicconi. In mostra una serie di fotografie scattate dall’autore in Uzbekistan.
La prima volta che Cicconi si trovò in Uzbekistan fu nel 2000, quando andò a trovare lo scrittore Giorgio Messori. In questo primo incontro nacque l’idea del progetto, dietro proposta di Messori.
Il kolkhoz era un sistema di aziende agricole collettive, introdotto quando l’Uzbekistan faceva parte dell’Unione Sovietica e ancora la città ideale del socialismo era una ipotesi percorribile.
Politotdel era uno dei primi, essendo fondato nel 1925, alle porte della capitale Tashkent, un piccolo mondo autosufficiente, dove lavoro, scuola, assistenza sanitaria, sport e cultura facevano parte di un unico progetto di vita collettiva.
Scrive Messori: «era un buon esempio di economia socialista particolarmente produttiva (da molti era soprannominato “il kolkhoz ricco”). (…) Una qualità sopra la media percepibile anche nel disegno urbanistico e nella cura architettonica degli edifici pubblici, che davano a questo microcosmo il colpo d’occhio da “città ideale”».
Nel gennaio 2005 il progetto prese forma: l’intento era quello di fotografare il territorio, esplorando i luoghi e incontrando gli abitanti, e raccontare quello che era rimasto e sopravvissuto dell’epoca di splendore del Politotdel.
Cicconi fotografa per circa dieci giorni, in medio formato con una Mamiya RZ67. Durante l’esplorazione l’autore e lo scrittore sono accompagnati da una studentessa che li aiuta a entrare in alcuni luoghi che sembravano impenetrabili. Gli scatti nascono in tempi lenti e ponderati: raramente sono scatti “rubati”, come nel caso della foto del tram verde.
Le immagini sono tutte originali Color print, poi rese opache con una mattatura speciale realizzata dal laboratorio. Le stampe sono tenute al limite dell’inquadratura, senza tagli né correzioni degli errori di parallasse, perché, dice l’autore: «mi piacciono le imperfezioni delle immagini, quelle che adesso sono viste come un errore tecnico».
È inverno e la neve ricopre ogni cosa, rendendola luminosa e sbiadita: così quei pochi elementi di un colore deciso non possono non emergere, sopravvivere.
Così Cicconi descrive Politotdel: «Cercavo nelle architetture e nei gesti quotidiani le tracce di un passato ancora vicino, ma che sembrava già lontanissimo. Negli esterni innevati trovai la forma più vicina a quella sensazione. La luce bianca, i colori attenuati e gli spazi silenziosi suggerivano un lento decadimento, quasi un arresto del tempo. Eppure la vita continuava: nei panni stesi alle finestre, in un tram di passaggio, nei luoghi ancora abitati e utilizzati. Ho cercato di raccontare la distanza tra il futuro che Politotdel aveva immaginato e il presente che ci trovammo davanti, conservando la delicatezza degli incontri e l’incertezza di quel passaggio».